Il dono dell'ascolto - Una riflessione a partire da " Il linguaggio del Vento " di Lorenzo D'Amelio
Tempesta non si lasciava più toccare. Un giorno il suo amato cavaliere c'era, e il giorno dopo non c'era più. Dopo quella brutta caduta durante una gara, Andrea non è più tornato. Tempesta continua ad aspettare. Nessuno gli spiega cosa sia accaduto. Nessuno gli racconta perché quella presenza così importante non tornerà più. Il silenzio si allunga per mesi e Tempesta diventa un cavallo "difficile".
Molti vedono un problema di comportamento. Ginevra, la protagonista del libro di Lorenzo D'Amelio, una ragazza con ritardo cognitivo capace di percepire ciò che negli animali resta invisibile agli altri, capisce che una storia è rimasta incompiuta. Con pazienza riconquista la fiducia di Tempesta, ricostruisce il filo degli eventi, scrive al cavaliere, riceve una risposta e la legge al cavallo. Solo in quel momento Tempesta sembra ritrovare un equilibrio che nessun altro intervento era riuscito a restituirgli.
Leggendo queste pagine ho rivissuto molte esperienze incontrate in oltre vent'anni di lavoro accanto ai cavalli. Quante volte ho visto cavalli cambiare proprietario, scuderia, compagno di paddock o routine senza che qualcuno si prendesse il tempo di spiegare loro cosa stesse succedendo, il perché e che cosa ne sarebbe stato di loro. Come se non fossero in grado di capire. Quante sono le storie non finite che tanti cavalli vivono!
Eppure, anche per noi, quando le storie rimangono senza una fine lasciano un senso di sospensione a volte insostenibile; e quando invece riusciamo a conoscere la verità fino in fondo, per quanto possa essere dolorosa, proviamo un senso di pace, di "finito".
Purtroppo, noi umani, con la nostra parte razionale e con le parole, abbiamo imparato a creare una fine finta. Abbiamo imparato a mentire anche a noi stessi. I cavalli no. Loro non sono capaci di raccontarsi una fine finta. Hanno bisogno della verità. E della coerenza tra ciò che viene pensato, ciò che viene detto e ciò che viene fatto. Perché loro sono così, veri e coerenti.
Quando qualcuno si prende il tempo di ascoltare davvero, di comprendere il disagio e di raccontare al cavallo tutta la verità, nel bene e nel male, spesso accade qualcosa di sorprendente. Perché finalmente qualcuno riconosce ciò che il cavallo stava cercando di esprimere. Ginevra ha fatto questo: ha ascoltato, ha capito, ha parlato la verità. E Tempesta ha risposto.
Ginevra ha avuto la fortuna di avere due genitori che l'hanno osservata con curiosità e interesse, che le hanno aperto uno spazio, che le hanno dato la possibilità di esprimersi e di essere ascoltata per quello che percepiva senza sentirsi giudicata, strana o sbagliata. Lo stesso le è successo quando, da più grande, è entrata in scuderia, accanto ad altri adulti di riferimento.
Ma se Ginevra fosse stata una ragazza considerata "normale", le avrebbero dato lo stesso credito? Quel talento comunicativo sarebbe stato accolto con lo stesso interesse, o archiviato come una fantasia giovanile destinata a passare?
Quanti giovani possiedono la stessa capacità di ascolto? Quanti percepiscono un disagio prima ancora che si manifesti, intuiscono una storia rimasta a metà e scelgono di tacere, per paura di essere giudicati strani, fantasiosi o poco credibili? Così quel talento, che potrebbe cambiare il destino di un cavallo, rimane inespresso insieme al timore di essere derisi.
Non dovrebbe essere così raro. Non dovrebbe essere un dono riconosciuto solo quando arriva accompagnato da una fragilità che lo rende socialmente accettabile, ma una capacità che il mondo equestre - e non solo - dovrebbe imparare a riconoscere, a valorizzare e a proteggere in chiunque ne sia portatore.
Forse l'evoluzione che ci attende è una società capace di riconoscere come normale ciò che oggi è ancora considerato insolito: ascoltare davvero un animale, raccontargli con sincerità la storia che stiamo vivendo e avere il coraggio di ascoltare ciò che ci restituisce nel suo linguaggio.
Non sono solo le parole a costruire questo dialogo, ma la loro autenticità e le emozioni che contengono. Una relazione cambia quando ci si sente intimamente riconosciuti e forse è proprio da qui che può nascere un modo nuovo, e insieme antico, di prenderci cura gli uni degli altri.





























